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Mangiare senza sprechi

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Sprechi alimentari: perchè aumentano?

Avete mai pensato che un gesto banale come buttare via un avanzo che giace da troppo tempo in frigo, se tradotto su un intero anno e per l’intera popolazione mondiale, può assumere proporzioni epiche?

Uno dei dibattiti più sentiti all’interno dell’Unione Europea è appunto quello dello spreco alimentare. Secondo uno studio condotto dalla FAO nel 2011, il 33% del cibo prodotto a livello mondiale, corrispondente a circa 1,3 miliardi di tonnellate di peso, finisce direttamente nella spazzatura perché non consumato. Ma questo spreco si verifica lungo tutta la filiera alimentare. Circa 900 milioni di tonnellate si sprecano nella produzione, distribuzione e vendita al dettaglio, mentre le restanti 400 milioni al momento del consumo. La cosa preoccupante è che questa montagna di cibo, etichettato come rifiuto, è tuttavia ancora commestibile. Una vergogna se si pensa che, sempre secondo la FAO, il cibo sprecato in Europa potrebbe nutrire oltre 200 milioni di persone.

I paesi industrializzati e in via di sviluppo dissipano più o meno la stessa quantità di cibo, rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate. Tuttavia, è lo spreco pro capite a fare la differenza: i consumatori Europei e del Nord America buttano nella spazzatura dai 95 ai 115 chili di cibo, mentre quelli nell’Africa Subsahariana e nel sudest asiatico gettano solo 6-11 kg all’anno. A provocare gli sprechi nelle aree più povere del mondo, sono però i problemi legati alla catena di produzione e distribuzione, causati principalmente da infrastrutture carenti e assenza di investimenti.

Tenendo in considerazione che 79 milioni di cittadini europei vivono sotto la soglia di povertà e 16 milioni dipendono dagli aiuti alimentari, crediamo che gli sforzi da parte del Parlamento Europeo dovrebbero perciò essere focalizzati su misure volte a sensibilizzare la popolazione e le aziende del settore nel ridurre drasticamente gli sprechi senza dover ripiegare su materie prime modificate artificialmente.

 

Diminuisce il prezzo del cibo, aumentano gli sprechi alimentari

Purtroppo, le materie prime con cui viene prodotta la maggioranza dei cibi reperibili sul mercato, si scoprono regolarmente essere tossici per l’organismo e tutto questo viene giustificato solo da una maggior produttività in termini di volumi. Oggi infatti, gli sprechi alimentari nel mondo sono il 50% più elevati rispetto agli anni ’70 e la causa principale va ricercata nel prezzo del cibo che, in proporzione agli stipendi medi, è diminuito molto.

Nel 1930, per esempio, negli Stati Uniti si spendeva in media circa il 25% del reddito per l’alimentazione. La percentuale si è ridotta al 17% già negli anni ’60. Nel 2013, l’incidenza del cibo sul reddito medio della popolazione ha invece raggiunto le seguenti cifre: Germania 11,4%, Francia 13,6%, Italia 14,4%, Sud Africa 20,1%, Messico 24,1%, Turchia 24,5% e infine Kenya 45,9%.

Purtroppo, l’approccio “più veloce, più grande, più economico” per il cibo, è un principio con il quale molti paesi si sono dovuti confrontare. L’insostenibilità di questa prospettiva ha perciò contribuito all’aumento degli sprechi e alla distruzione del nostro ecosistema con effetti disastrosi anche sulla nostra salute.

Il cibo come medicina

Michael Pollan, autore del libro “Il dilemma dell’onnivoro”, ha sempre sostenuto: “il cibo economico è un’illusione, non vi è nessun cibo a buon mercato. Il vero costo del cibo lo pagherete comunque da qualche parte. Se non viene pagato alla cassa, viene pagato dall’ambiente o sotto forma di sovvenzioni. Una cosa è certa, viene addebitato sempre e comunque alla vostra salute”.

Le statistiche in merito sono decisamente preoccupanti. All’inizio del 1900, solo 1 persona su 20 sviluppava il cancro. Nel 1940, il rapporto si è abbassato a 1 su 16. Nel 1970 è sceso ad 1 su 10; mentre oggi è di 1:3.

Prima che si modificassero i cibi per renderli più produttivi vi erano persone che morivano di fame. Oggi invece, con la produzione quadruplicata, abbiamo cibo sempre più economico che ha trasformato consumi e percezione della qualità. Le ripercussioni di tali atteggiamenti si riscontrano nell’aumento dei casi di mortalità per cause legate all’iperalimentazione e all’obesità. Paradossalmente, chi non aveva le risorse necessarie per permettersi il cibo continua a non averne accesso e così aumentano anche i tassi di mortalità per mancanza di alimenti.

Se siete arrivati a questo articolo significa che rientrate in quella sempre più grande fetta di popolazione sensibile all’argomento dell’alimentazione e in costante ricerca di informazioni. Come probabilmente già saprete, affinché gli alimenti che acquistate siano qualitativamente e nutrizionalmente validi vi è un prezzo da pagare.

Se proprio volete eliminare gli sprechi e agire in prima persona, cercate piuttosto di ridurre i consumi, mantenendo un’alimentazione meno calorica che apporti benefici al corpo e alla mente. Il nostro consiglio per voi è semplice: non foraggiate il meccanismo perverso degli alimenti industriali a basso costo ma investite sulla più importante medicina mai esistita al mondo ovvero il cibo sano.

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